Il traffico da ChatGPT verso i principali negozi online è aumentato di quasi nove volte in un anno: +799%. È il dato che più di ogni altro racconta cosa sta succedendo al primo passo dell’acquisto.
Attenzione a come si legge: nove volte quasi niente resta poco. Ma la direzione è chiara, e chi vende ha un vantaggio raro: la possibilità di prepararsi prima che il canale diventi grande.

Cosa cambia rispetto a Google
Su un motore di ricerca la partita è la posizione: dieci risultati, ci si contende il primo. In una conversazione con un assistente non ci sono dieci posizioni. C’è una risposta, con dentro due o tre nomi.

Questo ribalta due abitudini.
- Non basta essere trovabile, bisogna essere riassumibile. L’assistente riporta quello che riesce a estrarre in modo affidabile: numeri, materiali, misure, condizioni di reso. Le frasi di atmosfera non sopravvivono al riassunto.
- Le fonti citate contano più delle parole chiave. Se una scheda tecnica sta in un PDF non leggibile o dentro un’immagine, per quel lettore non esiste.
Le tre domande a cui la tua pagina deve rispondere da sola

Chi chiede consiglio a un assistente non scrive «tagliere legno». Scrive frasi intere: «cerco un tagliere in legno per un piano da 40 cm, che non si spacchi in lavastoviglie, sotto i 50 euro».
Perché la tua pagina compaia in quella risposta, deve contenere in chiaro:
- la misura reale, in centimetri, scritta nel testo;
- il limite d’uso, detto esplicitamente («non lavabile in lavastoviglie» è un’informazione che aiuta, non una debolezza);
- il prezzo o la fascia, in un punto stabile della pagina.
Sono le stesse tre cose che riducono i resi. Il lavoro fatto per l’AI, qui, è lo stesso che serve al cliente umano indeciso.
Misurarlo, invece di crederci
Il traffico dai chatbot si vede negli strumenti di statistica come referral, con domini riconoscibili (`chatgpt.com`, `perplexity.ai` e simili). Vale la pena guardarlo una volta al mese e annotare due numeri: quante visite arrivano e quanto tempo restano.
Il secondo numero è quello interessante. Chi arriva da un assistente ha già fatto il confronto: o è la pagina giusta, e allora resta, oppure ha capito in tre secondi che l’assistente ha sbagliato consiglio, e quello è un problema tuo, perché vuol dire che la pagina promette qualcosa che non mantiene.
Non è un canale da conquistare, è un lettore in più

La tentazione, davanti a un +799%, è correre a «ottimizzare per l’AI» comprando qualcosa. È presto e non serve.
Serve una cosa sola, e non ha scorciatoie: che le informazioni vere del prodotto siano scritte, coerenti e nella stessa lingua in cui i clienti fanno le domande. Chi ce l’ha già, in questo canale entra da solo. Chi ha schede fatte di aggettivi, no.
Il resto, capire se conviene presidiare, con quali contenuti, si decide tra sei mesi, con in mano i tuoi numeri e non quelli di un comunicato.
Se vuoi capire da dove arriva oggi il traffico delle tue schede, scrivimi.
Fonti
- Food Affairs, L’AI fa volare i siti retail: da ChatGPT boom di traffico sui principali e-commerce, 12 marzo 2026, variazione del traffico referral verso i retailer (+799% su base annua)
- NetRetail 2026: numero medio di touchpoint attivati prima dell’acquisto
Il dato riguarda i principali retailer digitali e misura una variazione percentuale su valori di partenza bassi: va letto come tendenza, non come volume assoluto.