Se hai un chatbot sul sito, dal 2 agosto 2026 c’è una riga che devi avere e che si controlla dall’esterno in dieci secondi: l’utente deve capire, in modo chiaro, che sta parlando con una macchina.
L’articolo 50 del Regolamento UE 2024/1689 stabilisce l’obbligo di trasparenza per chi impiega sistemi di AI a contatto con il pubblico. Non è un obbligo tecnico: è un obbligo di comunicazione. Ed è per questo che la violazione è la più facile da contestare.

Dove serve, e dove no
Serve quando la persona potrebbe non capirlo da sola. Casi tipici:

- l’assistente che risponde alle domande sui prodotti;
- il modulo di preventivo che «conversa» invece di far compilare campi;
- l’assistenza via WhatsApp o messaggistica gestita da un sistema automatico;
- le risposte automatiche alle recensioni, se pubblicate come se fossero scritte a mano.
Non serve dichiarare che usi il correttore ortografico, e non serve mettere un avviso su ogni pagina del sito. La regola pratica: se c’è uno scambio, va detto all’inizio dello scambio.
Le due righe che risolvono

Non serve un testo legale. Servono due frasi, nel primo messaggio del bot:
> «Ciao, sono l’assistente automatico di [azienda]. Rispondo con l’intelligenza artificiale e posso sbagliare: per casi particolari ti passo una persona.»
Dentro ci sono tutti gli elementi utili: la natura automatica, il limite, la via d’uscita umana. Quest’ultima non è obbligatoria per legge, ma è quella che salva le conversazioni difficili: e in genere è anche l’unica cosa che il cliente voleva sapere.
Gli errori che vedo più spesso:
- Il nome umano senza avviso. Un bot che si presenta come «Giulia» e non dice altro è il caso che la norma vuole evitare.
- La dichiarazione nascosta. Scriverlo solo nella privacy policy non basta: deve essere chiaro nel punto di contatto.
- La finta persona negli orari di chiusura. Se alle 23 «Giulia» risponde in due secondi, la trasparenza è già saltata di fatto.
Cosa rischia chi non lo fa
La violazione degli obblighi di trasparenza rientra nel secondo livello sanzionatorio: fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale annuo, con il criterio più favorevole per PMI e start-up.
La cifra è teorica per una piccola impresa. Il punto vero è un altro: questa violazione è visibile a chiunque, cliente o concorrente. Non serve un’ispezione per accorgersene, basta aprire il sito.
Fallo oggi, sono cinque minuti

Apri il tuo sito da telefono, in incognito, e comportati da cliente. Guarda il primo messaggio che compare nella chat. Se non contiene la parola «automatico» o «intelligenza artificiale», hai trovato il lavoro di stasera.
Poi fai la stessa cosa sui canali che tendi a dimenticare: il messaggio automatico su WhatsApp Business, le risposte automatiche di Messenger, l’assistente dentro l’area clienti.
Nella maggior parte dei casi si tratta di cambiare una frase in un pannello di configurazione. È il rapporto costo-beneficio migliore dell’intero AI Act.
Se vuoi che controlli i tuoi punti di contatto e ti scriva le frasi giuste, scrivimi.
Fonti
- Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), articolo 50: obblighi di trasparenza per i sistemi destinati a interagire con le persone fisiche, applicabili dal 2 agosto 2026
- Regolamento (UE) 2024/1689, articolo 99: regime sanzionatorio
- Logotel, AI Act, obblighi di trasparenza: cosa cambia per le aziende, 2026
- Money.it, AI Act, cosa cambia dal 2 agosto per le imprese che usano l’intelligenza artificiale