MARCO BRUSTIA

La domanda che mi arriva più spesso non è «serve l’intelligenza artificiale?». È: iniziare con l’intelligenza artificiale da dove, esattamente, senza perdere tre settimane.

La risposta sta in tre caratteristiche che il primo compito deve avere. Se ne manca una, quasi sempre il tentativo si arena.

Persona che inizia la giornata di lavoro alla scrivania con un caffè

Le tre caratteristiche

  1. Lo fai almeno una volta al giorno. Un compito settimanale non genera abbastanza ripetizioni per capire se funziona. E soprattutto non ti costringe a impararlo.
  2. Sai dire quanto tempo ti costa. Non «tanto»: venti minuti, un’ora. Se non riesci a quantificarlo, non saprai mai se hai guadagnato qualcosa.
  3. Un errore non è grave. Il primo compito non deve essere quello dove uno sbaglio ti costa un cliente. Serve un posto dove imparare a riconoscere gli errori dello strumento senza pagarli.

Le tre insieme escludono, per esempio, i preventivi su misura (errore costoso) e includono le descrizioni di prodotto, le risposte alle domande frequenti, la trascrizione delle chiamate, la prima stesura dei post.

Elenco con caselle spuntate su un quaderno

Il compito che nella maggior parte dei casi vince

Elenco di prodotti su una tavoletta portablocco in magazzino

Per chi vende prodotti, il primo compito quasi sempre è la prima stesura delle schede, ed è un caso da manuale: ripetitivo, misurabile, e con una rete di sicurezza, cioè la rilettura prima della pubblicazione.

Ha anche un effetto secondario che vale più del tempo risparmiato: obbliga a mettere in fila i dati veri di ogni referenza, cioè a costruire quella tabella di misure, materiali e limiti che serviva comunque.

Il secondo posto va alle risposte ripetitive ai clienti, per lo stesso motivo: il materiale esiste già, va solo organizzato.

Come si misura senza illudersi

La misurazione onesta si fa in tre passaggi, e richiede due settimane.

Un guadagno reale del 30% su un compito quotidiano vale più di un guadagno teorico del 90% su qualcosa che fai una volta al mese.

Cosa dicono i numeri sugli altri

Bivio in un sentiero nel bosco con due strade possibili

Tra le piccole imprese europee la quota che usa l’AI è del 17%, contro il 55% delle grandi. E gli usi più diffusi sono più semplici di quanto la parola suggerisca: analisi del linguaggio scritto (11,8%), generazione di immagini, video o audio (9,5%), generazione di testo o parlato (8,8%), trascrizione (7,2%).

Nessuno di questi richiede un progetto. Richiedono un pomeriggio di impostazione e la disciplina di rileggere.

La distanza tra chi è dentro e chi è fuori, oggi, non è tecnologica. È che qualcuno ha scelto un compito e l’ha misurato, e qualcun altro sta ancora valutando quale strumento comprare.

Se vuoi ragionare su quale sia il tuo primo compito, scrivimi: è la parte in cui si perde meno tempo a farlo in due.


Fonti

I dati Eurostat riguardano imprese con almeno dieci addetti.