Ogni volta che Amazon aggiorna le commissioni succedono due cose: mezzo settore grida al disastro e l’altra metà non apre nemmeno la comunicazione. Entrambe le reazioni costano soldi.
L’aggiornamento 2026 è, in media, contenuto. Ma la media è la cosa meno utile da guardare quando si parla di margini: il conto cambia moltissimo a seconda di cosa vendi, quanto è grande e quanto tempo resta in magazzino.
Vediamo i numeri e, soprattutto, chi li paga davvero.
I numeri dell’aggiornamento 2026

Partiamo dai fatti, riferiti all’aggiornamento comunicato da Amazon per il mercato statunitense ed entrato in vigore, salvo diversa indicazione, il 15 gennaio 2026:
- Logistica di Amazon (FBA): aumento medio di 0,08 $ per unità venduta, cioè meno dello 0,5% del prezzo di vendita di un articolo medio. Arriva dopo un 2025 in cui le tariffe di segnalazione e FBA americane non erano aumentate.
- Non è uniforme: i prodotti standard di piccole dimensioni salgono in media di 0,12 $ per unità, quelli fuori misura di 0,31 $.
- Fee di segnalazione (la percentuale che Amazon trattiene su ogni vendita): sostanzialmente invariate, con l’eccezione della soglia sul food, dove i prodotti appena sopra i 15 $ pagano sensibilmente di più.
- Sovrapprezzo carburante applicato alle tariffe di logistica da aprile 2026.
Una precisazione che vale più di tutto il resto: questi numeri riguardano il marketplace americano. Se vendi su Amazon.it, Amazon.de o sugli altri marketplace europei, le tariffe seguono tabelle proprie. Il tariffario ufficiale della tua vetrina in Seller Central è l’unica fonte su cui fare i conti: tutto il resto, questo articolo compreso, serve a capire la direzione, non a compilare un business plan.
Chi paga davvero l’aumento

Per un venditore con prodotti di dimensioni standard e rotazione sana, età media della scorta sotto i 90 giorni, l’impatto netto è sotto l’1% di margine. È rumore di fondo.
I conti cambiano in tre situazioni, e sono sempre le stesse tre:
1. Prodotti fuori misura. 0,31 $ medi in più per unità su un articolo che magari ha già una marginalità sottile e costi di stoccaggio alti. Su volumi seri diventa una voce di bilancio.
2. Scorte lente. Un prodotto che gira poco paga due volte: il costo di stoccaggio che si accumula e i sovrapprezzi sull’invenduto vecchio. L’aumento delle tariffe di logistica è l’ultima delle sue preoccupazioni, ma è quello che fa scattare la revisione.
3. Prodotti al confine tra due fasce dimensionali. È il caso più fastidioso e il più facile da risolvere. Un imballo di due centimetri più stretto può far scendere di fascia un prodotto e cambiare la tariffa in modo ben più significativo dell’aumento annuale. Vale la pena misurare gli imballi dei primi venti prodotti per fatturato: capita spesso di trovarne uno o due che stanno fuori fascia per pochissimo.
Cosa fare, in ordine di impatto

Non serve una revisione strategica. Serve mezza giornata con il file dei costi aperto.
Ricalcola il margine unitario reale sui primi 20 prodotti. Non il margine teorico: quello vero, con fee di segnalazione, logistica, stoccaggio, resi e pubblicità attribuita. Su un catalogo medio salta sempre fuori almeno un prodotto che vende bene e guadagna zero.
Controlla le fasce dimensionali. Misura e pesa gli imballi effettivi, non quelli della scheda tecnica. È il singolo intervento con il ritorno più alto.
Riduci l’anzianità della scorta prima che scattino i sovrapprezzi. Meglio uno sconto oggi che un sovrapprezzo per merce vecchia tra sei mesi.
Rivedi i prezzi in modo selettivo, non lineare. Ritoccare tutto il listino dello stesso importo è il modo più veloce per perdere posizioni sui prodotti sensibili al prezzo e lasciare margine sul tavolo su quelli che non lo sono. Alza dove la domanda regge, taglia il costo dove non regge.
La domanda giusta non è “quanto è aumentato”

La domanda giusta è: su questo prodotto, quanto mi resta in tasca dopo tutti i costi, e a che velocità gira?
Ho visto cataloghi con duecento referenze in cui trenta prodotti facevano l’80% del margine e cinquanta erano in perdita netta senza che nessuno se ne fosse accorto, perché il conto si guardava aggregato. L’aggiornamento delle tariffe, in quei casi, non è il problema: è l’occasione per fare il conto per riga.
Chi ha marginalità sana e magazzino che gira assorbe questi aumenti senza accorgersene. Chi non li ha, il problema ce l’aveva già e le tariffe glielo hanno solo reso visibile.
In due righe: l’aumento medio delle commissioni Amazon 2026 è piccolo, ma colpisce in modo molto diverso a seconda di dimensioni e rotazione. Fai il conto per prodotto, non per catalogo: e verifica sempre le tariffe del tuo marketplace, non quelle americane.
Se vuoi un’analisi di marginalità per ASIN sul tuo catalogo, scrivimi.
Fonti
– Amazon Selling Partners: Update to U.S. Referral and Fulfillment by Amazon fees for 2026
– Feedvisor: Amazon’s 2026 fee update: 3 things to know
– Seller Snap: Amazon fee changes 2026
– AMZ Prep: Amazon FBA fees 2026 + April surcharge update
Tutti gli importi citati si riferiscono al marketplace statunitense. Per i marketplace europei consulta il tariffario aggiornato nel tuo account Seller Central.