Carteggiare il legno sembra la parte più stupida del lavoro ed è quella che decide il risultato. Una finitura perfetta su una superficie carteggiata male resta una superficie carteggiata male, solo lucida.
Due regole spiegano quasi tutti gli errori.

Regola 1: non si salta una grana
Ogni grana serve a cancellare i graffi lasciata da quella precedente. Se passi dalla 80 alla 220, la 220 non ha la forza di togliere i solchi della 80: li lucida soltanto. Il risultato sembra liscio al tatto, ma quei solchi ricompaiono appena metti olio o vernice, perché la finitura li riempie e li mette in risalto.

La sequenza standard, per un legno grezzo:
| Grana | A cosa serve |
|---|---|
| 80 | Spianare, togliere il grosso, solo se necessario |
| 120 | Uniformare la superficie |
| 180 | Preparare alla finitura |
| 220 | Finire, prima di olio o cera |
Su un pezzo già liscio si parte direttamente da 120 o 180. La 40 e la 60 servono solo per lavori pesanti di sgrossatura, e su un oggetto finito fanno più danni di quanti ne risolvano.
Regola 2: sempre nel verso della venatura

I graffi paralleli alle fibre si mimetizzano; quelli di traverso restano visibili per sempre e, dopo la finitura, sembrano rigature bianche.
Se usi una levigatrice orbitale il problema è minore ma non sparisce: l’ultima passata, sempre e comunque, va fatta a mano, con il tampone, nel verso della venatura.
Dove fermarsi
Non si carteggia «il più fine possibile». Il punto d’arrivo dipende da cosa metti sopra.
- Olio: fermarsi a 180-220. Oltre, si chiudono i pori e l’olio penetra meno: la superficie assorbe male e resta secca in poche settimane.
- Vernice: 180-220 prima della prima mano, poi una passata leggerissima a 320 tra una mano e l’altra per togliere le asperità.
- Cera: 220, superficie molto liscia.
Il legno per esterni si ferma prima, sulla 120: una superficie troppo chiusa trattiene peggio gli impregnanti.
Il trucco che cambia il risultato
Si chiama alzare il pelo e costa cinque minuti.
Dopo aver carteggiato a 180, passa sulla superficie un panno appena umido e lascia asciugare. L’acqua fa sollevare le fibre più corte, che tornano su come una peluria. A questo punto ripassi con la 220: quelle fibre le tagli adesso, invece di vedertele comparire quando ci metti sopra l’olio.
È l’unico modo per ottenere una superficie che resta liscia dopo la finitura e non ruvida come una lingua di gatto.
L’ultima cosa da fare

Togliere tutta la polvere, e togliere significa togliere: aspirapolvere, poi panno appena umido, poi lasciare asciugare.
La polvere rimasta si mescola alla finitura e diventa una superficie granulosa. È la ragione numero uno per cui un lavoro fatto bene viene rovinato negli ultimi cinque minuti, quando ormai c’è la fretta di finire.
Una nota di sicurezza che vale la pena ricordare: la polvere di legno duro è classificata come cancerogena per inalazione. Aspiratore e mascherina non sono zelo, sono il minimo.
Fonti
- FEPA (Federation of European Producers of Abrasives): designazione P delle grane abrasive
- D.lgs. 81/2008, Titolo IX Capo II: polveri di legno duro tra gli agenti cancerogeni
- CATAS: preparazione delle superfici e comportamento delle finiture
Le grane indicate seguono la scala P europea: le scale americane (CAMI) hanno numerazioni differenti a parità di finezza.