MARCO BRUSTIA

Se hai un chatbot sul sito, dal 2 agosto 2026 c’è una riga che devi avere e che si controlla dall’esterno in dieci secondi: l’utente deve capire, in modo chiaro, che sta parlando con una macchina.

L’articolo 50 del Regolamento UE 2024/1689 stabilisce l’obbligo di trasparenza per chi impiega sistemi di AI a contatto con il pubblico. Non è un obbligo tecnico: è un obbligo di comunicazione. Ed è per questo che la violazione è la più facile da contestare.

Finestra di chat aperta su un sito visualizzato su un portatile

Dove serve, e dove no

Serve quando la persona potrebbe non capirlo da sola. Casi tipici:

Conversazione di messaggistica aperta sullo smartphone

Non serve dichiarare che usi il correttore ortografico, e non serve mettere un avviso su ogni pagina del sito. La regola pratica: se c’è uno scambio, va detto all’inizio dello scambio.

Le due righe che risolvono

Cartello con poche righe di testo affisso a una parete

Non serve un testo legale. Servono due frasi, nel primo messaggio del bot:

> «Ciao, sono l’assistente automatico di [azienda]. Rispondo con l’intelligenza artificiale e posso sbagliare: per casi particolari ti passo una persona.»

Dentro ci sono tutti gli elementi utili: la natura automatica, il limite, la via d’uscita umana. Quest’ultima non è obbligatoria per legge, ma è quella che salva le conversazioni difficili: e in genere è anche l’unica cosa che il cliente voleva sapere.

Gli errori che vedo più spesso:

  1. Il nome umano senza avviso. Un bot che si presenta come «Giulia» e non dice altro è il caso che la norma vuole evitare.
  2. La dichiarazione nascosta. Scriverlo solo nella privacy policy non basta: deve essere chiaro nel punto di contatto.
  3. La finta persona negli orari di chiusura. Se alle 23 «Giulia» risponde in due secondi, la trasparenza è già saltata di fatto.

Cosa rischia chi non lo fa

La violazione degli obblighi di trasparenza rientra nel secondo livello sanzionatorio: fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale annuo, con il criterio più favorevole per PMI e start-up.

La cifra è teorica per una piccola impresa. Il punto vero è un altro: questa violazione è visibile a chiunque, cliente o concorrente. Non serve un’ispezione per accorgersene, basta aprire il sito.

Fallo oggi, sono cinque minuti

Mani che digitano sulla tastiera mentre modificano un sito

Apri il tuo sito da telefono, in incognito, e comportati da cliente. Guarda il primo messaggio che compare nella chat. Se non contiene la parola «automatico» o «intelligenza artificiale», hai trovato il lavoro di stasera.

Poi fai la stessa cosa sui canali che tendi a dimenticare: il messaggio automatico su WhatsApp Business, le risposte automatiche di Messenger, l’assistente dentro l’area clienti.

Nella maggior parte dei casi si tratta di cambiare una frase in un pannello di configurazione. È il rapporto costo-beneficio migliore dell’intero AI Act.

Se vuoi che controlli i tuoi punti di contatto e ti scriva le frasi giuste, scrivimi.


Fonti