MARCO BRUSTIA

Ogni volta che Amazon aggiorna le commissioni succedono due cose: mezzo settore grida al disastro e l’altra metà non apre nemmeno la comunicazione. Entrambe le reazioni costano soldi.

L’aggiornamento 2026 è, in media, contenuto. Ma la media è la cosa meno utile da guardare quando si parla di margini: il conto cambia moltissimo a seconda di cosa vendi, quanto è grande e quanto tempo resta in magazzino.

Vediamo i numeri e, soprattutto, chi li paga davvero.

I numeri dell’aggiornamento 2026

Calcolatrice, occhiali e cartelle su una scrivania da ufficio

Partiamo dai fatti, riferiti all’aggiornamento comunicato da Amazon per il mercato statunitense ed entrato in vigore, salvo diversa indicazione, il 15 gennaio 2026:

Una precisazione che vale più di tutto il resto: questi numeri riguardano il marketplace americano. Se vendi su Amazon.it, Amazon.de o sugli altri marketplace europei, le tariffe seguono tabelle proprie. Il tariffario ufficiale della tua vetrina in Seller Central è l’unica fonte su cui fare i conti: tutto il resto, questo articolo compreso, serve a capire la direzione, non a compilare un business plan.

Chi paga davvero l’aumento

Mano che usa una calcolatrice per fare conti su documenti

Per un venditore con prodotti di dimensioni standard e rotazione sana, età media della scorta sotto i 90 giorni, l’impatto netto è sotto l’1% di margine. È rumore di fondo.

I conti cambiano in tre situazioni, e sono sempre le stesse tre:

1. Prodotti fuori misura. 0,31 $ medi in più per unità su un articolo che magari ha già una marginalità sottile e costi di stoccaggio alti. Su volumi seri diventa una voce di bilancio.

2. Scorte lente. Un prodotto che gira poco paga due volte: il costo di stoccaggio che si accumula e i sovrapprezzi sull’invenduto vecchio. L’aumento delle tariffe di logistica è l’ultima delle sue preoccupazioni, ma è quello che fa scattare la revisione.

3. Prodotti al confine tra due fasce dimensionali. È il caso più fastidioso e il più facile da risolvere. Un imballo di due centimetri più stretto può far scendere di fascia un prodotto e cambiare la tariffa in modo ben più significativo dell’aumento annuale. Vale la pena misurare gli imballi dei primi venti prodotti per fatturato: capita spesso di trovarne uno o due che stanno fuori fascia per pochissimo.

Cosa fare, in ordine di impatto

Magazzino luminoso con scaffalature metalliche e merce stoccata

Non serve una revisione strategica. Serve mezza giornata con il file dei costi aperto.

Ricalcola il margine unitario reale sui primi 20 prodotti. Non il margine teorico: quello vero, con fee di segnalazione, logistica, stoccaggio, resi e pubblicità attribuita. Su un catalogo medio salta sempre fuori almeno un prodotto che vende bene e guadagna zero.

Controlla le fasce dimensionali. Misura e pesa gli imballi effettivi, non quelli della scheda tecnica. È il singolo intervento con il ritorno più alto.

Riduci l’anzianità della scorta prima che scattino i sovrapprezzi. Meglio uno sconto oggi che un sovrapprezzo per merce vecchia tra sei mesi.

Rivedi i prezzi in modo selettivo, non lineare. Ritoccare tutto il listino dello stesso importo è il modo più veloce per perdere posizioni sui prodotti sensibili al prezzo e lasciare margine sul tavolo su quelli che non lo sono. Alza dove la domanda regge, taglia il costo dove non regge.

La domanda giusta non è “quanto è aumentato”

Scrivania con calcolatrice, report finanziario e penna

La domanda giusta è: su questo prodotto, quanto mi resta in tasca dopo tutti i costi, e a che velocità gira?

Ho visto cataloghi con duecento referenze in cui trenta prodotti facevano l’80% del margine e cinquanta erano in perdita netta senza che nessuno se ne fosse accorto, perché il conto si guardava aggregato. L’aggiornamento delle tariffe, in quei casi, non è il problema: è l’occasione per fare il conto per riga.

Chi ha marginalità sana e magazzino che gira assorbe questi aumenti senza accorgersene. Chi non li ha, il problema ce l’aveva già e le tariffe glielo hanno solo reso visibile.


In due righe: l’aumento medio delle commissioni Amazon 2026 è piccolo, ma colpisce in modo molto diverso a seconda di dimensioni e rotazione. Fai il conto per prodotto, non per catalogo: e verifica sempre le tariffe del tuo marketplace, non quelle americane.

Se vuoi un’analisi di marginalità per ASIN sul tuo catalogo, scrivimi.

Fonti
Amazon Selling Partners: Update to U.S. Referral and Fulfillment by Amazon fees for 2026
Feedvisor: Amazon’s 2026 fee update: 3 things to know
Seller Snap: Amazon fee changes 2026
AMZ Prep: Amazon FBA fees 2026 + April surcharge update

Tutti gli importi citati si riferiscono al marketplace statunitense. Per i marketplace europei consulta il tariffario aggiornato nel tuo account Seller Central.