MARCO BRUSTIA

Le descrizioni prodotto con l’AI hanno risolto un problema vero: chi ha ottocento referenze non le scrive a mano. Ne hanno creato un altro, che si vede a occhio nudo: cataloghi interi in cui tutte le schede sembrano scritte dalla stessa persona, che non ha mai toccato il prodotto.

Tre errori spiegano quasi tutti i casi.

Pagina di un negozio online aperta sullo schermo di un portatile

Errore 1: l’aggettivo al posto del dato

Il modello, se non gli dai niente, riempie con quello che sa fare meglio: qualità. «Elegante», «versatile», «di alta qualità», «perfetto per ogni occasione».

Prodotto fotografato su fondo neutro in studio

Sono parole che non escludono nessuno e per questo non convincono nessuno. E soprattutto non rispondono alla domanda che tiene il dito sospeso sul pulsante: ci sta nel mio spazio? regge quel peso? si lava come?

La correzione è meccanica: ogni paragrafo deve contenere almeno un dato verificabile. Una misura, un materiale, un tempo, un limite. Se un paragrafo non ne ha, si taglia.

Errore 2: la simmetria perfetta

File di blocchi di legno identici allineati uno accanto all'altro

I testi generati tendono a una struttura regolare: tre punti elenco della stessa lunghezza, tre frasi per paragrafo, un ritmo che non cambia mai. Da lontano si riconosce prima ancora di leggere.

Il problema non è estetico. Una scheda tutta uguale nasconde le informazioni importanti: se ogni riga ha lo stesso peso visivo, il cliente non trova quella che gli serve.

Correzione: fai variare la lunghezza. La riga più importante deve essere corta e stare da sola. Le altre possono essere lunghe. È la differenza tra un elenco che si legge e uno che si scorre.

Errore 3: il limite d’uso nascosto

Un modello linguistico, se non gli dici il contrario, scrive testi che vendono. Quindi omette i limiti: «non adatto alla lavastoviglie», «non per esterni», «richiede oliatura ogni sei mesi».

Ed è al contrario di quello che conviene. Il limite scritto in chiaro:

Regola: nella scheda ci va almeno una frase che dice a chi non serve. È la riga che fa comprare quello giusto a chi resta.

Come si tiene la velocità senza il danno

Mani che levigano una tavola di legno sul banco da lavoro

Il flusso che funziona non è «genera e pubblica». È questo:

  1. Un file con i dati veri di ogni referenza: misure, materiali, lavorazione, limiti, tempi.
  2. Un prompt che vieta le invenzioni e obbliga a usare solo quei dati.
  3. Una lettura sola, mirata ai numeri e alla frase di limite.

Tre minuti a scheda invece di venti, senza il costo nascosto dei resi. E c’è un effetto secondario che conta: la scheda che nomina misure e limiti è anche quella che gli assistenti di acquisto riescono a riassumere senza sbagliare. Chi compra chiedendo consiglio a una macchina vede solo quello che è scritto in chiaro.

Se vuoi che guardiamo insieme tre delle tue schede e le sistemiamo con questo metodo, scrivimi.


Fonti

Le indicazioni valgono per cataloghi di prodotti fisici: su servizi e prodotti digitali il peso relativo dei dati tecnici cambia.