MARCO BRUSTIA

Esistono strumenti che promettono di dirti se il tuo team è stressato, se una chiamata è andata male, se il tono di un collaboratore «segnala disingaggio». Su AI e lavoratori il confine non è sfumato: quella roba, in azienda, non si può usare.

Il Garante per la protezione dei dati personali è tornato sul tema con un provvedimento del 14 maggio 2026, dedicato ai sistemi che analizzano aspetti emotivi o psicologici di chi lavora.

Persona al lavoro davanti al computer in un ufficio silenzioso

Il divieto viene dal regolamento europeo

Non è un’interpretazione locale. Il regolamento europeo vieta l’immissione sul mercato, la messa in servizio per quella finalità e l’uso di sistemi di AI per dedurre le emozioni di una persona fisica sul luogo di lavoro.

Sedie vuote attorno a un tavolo riunioni

Sta tra le pratiche vietate, cioè nel primo scalino sanzionatorio: fino a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato mondiale. Per una PMI si applica il minore dei due, ma resta la categoria più grave che il regolamento conosca.

Il Garante aggiunge il pezzo che spesso sfugge: il datore di lavoro non deve venire a conoscenza, nemmeno indirettamente, di informazioni sulla sfera emotiva o psicologica dei lavoratori.

«Ma io guardo solo i dati aggregati»

Schermo con grafici e indicatori di un cruscotto aziendale

È l’obiezione più comune, ed è quella che il provvedimento chiude.

Anche la condivisione di soli dati aggregati può costituire una forma di ingerenza illecita. Il ragionamento è concreto: in una squadra di sei persone, «il tono medio del gruppo è peggiorato questa settimana» non è un numero anonimo. È una frase che porta a guardare in faccia sei persone.

Resta poi fermo il divieto storico, che l’AI non ha cambiato di una virgola: le telecamere non si usano per controllare la produttività o l’efficienza di chi lavora. Metterci sopra un software di analisi video non lo rende lecito, lo rende più veloce.

Dove passa il confine

C’è una zona legittima, ed è quella dove lo strumento guarda il processo, non la persona:

La domanda da farsi prima di attivare una funzione è una sola: il risultato dice qualcosa sul lavoro o su chi lo fa? Se dice qualcosa sulla persona, hai finito di valutare.

Perché riguarda anche chi ha due dipendenti

Due persone al lavoro insieme in un piccolo laboratorio artigiano

Questi strumenti non arrivano quasi mai con l’etichetta «analisi emotiva». Arrivano dentro qualcos’altro: una piattaforma di assistenza clienti che aggiunge il «sentiment» delle conversazioni, un gestionale che introduce il «benessere del team», un sistema di videosorveglianza che si aggiorna e propone il rilevamento dei comportamenti.

Nessuno l’ha comprato per quello. Si trova attivo perché era attivo di default.

Due mosse, oggi: apri le impostazioni degli strumenti che il tuo personale usa ogni giorno e cerca le voci con le parole sentiment, mood, engagement, benessere, behavior. E quando arrivi a un rinnovo contrattuale, chiedi al fornitore la lista delle funzionalità di AI attive sul tuo account: è una domanda a cui devono saper rispondere.

Se vuoi che guardiamo insieme cosa è acceso nei tuoi strumenti, scrivimi.


Fonti

Il testo integrale dei provvedimenti è consultabile sul sito del Garante: prima di attivare o disattivare funzioni contrattuali, verifica il documento nella sua versione ufficiale.