MARCO BRUSTIA

Gli acquisti online con l’AI hanno smesso di essere una previsione. In Italia gli acquirenti digitali sono 35 milioni e oltre il 13% dichiara di usare l’intelligenza artificiale nel percorso che porta all’acquisto.

Uno su otto. Non tra i ventenni: sul totale, con un’età media degli acquirenti di 48 anni.

Donna che acquista dallo smartphone seduta sul divano di casa

Il quadro, in tre numeri

| Dato | Valore |

Pacco appena consegnato davanti alla porta di casa

|—|—| | Acquirenti online in Italia | 35 milioni, stabili sull’anno | | Età media | 48 anni | | Quota di donne | 50,6%, maggioranza per la prima volta | | Usa l’AI per acquistare | oltre il 13% |

Il numero degli acquirenti si è stabilizzato: la crescita per aggiunta di nuove persone è finita, dopo essere più che raddoppiata dal 2014. Quello che cambia adesso non è quanti comprano online, ma come ci arrivano.

E le categorie dove l’AI pesa di più sono quelle dove si sbaglia acquisto più: elettronica, arredamento, editoria, viaggi. Cioè dove servono confronti, misure, compatibilità.

Quattro contatti prima di comprare

Sassi di un sentiero che portano verso una direzione precisa

Prima di acquistare, il consumatore attiva in media quattro touchpoint. Non uno: quattro. Cerca, confronta, chiede, torna.

La novità è che in categorie come elettronica, casa e alimentari l’AI e i chatbot compaiono tra i canali più efficaci, arrivando a superare in rilevanza i motori di ricerca tradizionali.

Per chi vende significa che la scheda prodotto non è più solo una pagina da far trovare a Google. È una fonte che un assistente deve poter leggere e riassumere senza sbagliare. Se una misura sta solo dentro un’immagine, per quell’assistente non esiste.

Cosa cambia nella pratica su una scheda prodotto

Tre cose, in ordine di ritorno.

  1. Metti i numeri nel testo. Dimensioni, peso, materiali, compatibilità: scritti, non solo in fotografia. Sono le informazioni che un assistente riporta quando qualcuno chiede «ci sta in uno scaffale da 40 cm?».
  2. Rispondi alle domande vere. Le domande dei clienti nelle recensioni e nelle email sono l’elenco di quello che manca nella scheda. Portarle dentro il testo è il lavoro più redditizio di tutti.
  3. Sii coerente ovunque. Se il titolo dice 30×20 e la descrizione dice 30×22, un lettore umano perdona. Un sistema che confronta i dati sceglie il concorrente che non si contraddice.

Il rischio di leggere male questo dato

Lente d'ingrandimento appoggiata su un report stampato con dei dati

Il 13% non vuol dire che l’87% resti dove stava. Vuol dire che una parte visibile del mercato ha cambiato il primo passo, e che quella parte cresce nelle categorie a scelta difficile.

Vuol dire anche un’altra cosa, meno comoda: chi usa l’AI per decidere fa meno confronti manuali. Se la scheda non entra nel riassunto, non entra nemmeno nella lista finale. Non c’è la seconda occasione della pagina dei risultati, dove almeno comparivi.

Il lavoro non è inseguire uno strumento. È rendere leggibile quello che vendi: la stessa cura che serviva per farsi trovare, con un lettore in più che non guarda le foto.

Se vuoi che controlliamo insieme quanto sono leggibili le tue schede, scrivimi.


Fonti

Le percentuali derivano da indagini campionarie sui consumatori: vanno lette come ordini di grandezza, non come misure esatte.