Chi ha provato a far scrivere una scheda prodotto a un modello linguistico ha visto almeno una volta la stessa scena: la descrizione è perfetta, scorrevole, convincente, e dentro c’è una misura che non esiste. L’AI inventa i numeri, e li scrive con lo stesso tono con cui scrive quelli veri.
Non è un difetto di quel programma. È come funziona lo strumento.

Cosa fa davvero un modello linguistico
Un modello di linguaggio non consulta un archivio e non «sa» quanto misura il tuo tagliere. Genera la parola successiva più plausibile, dato tutto quello che è venuto prima.

Se nel testo c’è scritto «tagliere in rovere massello 40×30», la parola plausibile dopo «spessore» è un numero che sta bene in quella frase: 2 cm, 2,5 cm, 3 cm. Tutti verosimili. Uno solo è il tuo: e il modello non ha modo di sapere quale.
Questo spiega la parte che disorienta: non c’è differenza di tono tra un dato corretto e uno inventato, perché per il modello non sono due categorie diverse. Sono la stessa operazione.
Dove fa più danno

Non nei testi di atmosfera: lì una parola in più non fa male a nessuno. Fa danno in tre punti precisi.
- Misure e pesi. Diventano resi, e i resi diventano recensioni.
- Compatibilità e materiali. «Adatto alla lavastoviglie» generato per abitudine linguistica è un reso garantito e, sul legno, un oggetto rovinato.
- Riferimenti normativi. Numeri di legge e articoli inventati sono il caso peggiore, perché sembrano autorevoli e nessuno li verifica.
Vale una regola semplice: più il dato è specifico, meno puoi fidarti se non gliel’hai fornito tu.
I tre controlli che bastano
Non serve smettere di usare lo strumento. Serve cambiare l’ordine delle operazioni.
- Dai tu i numeri, non chiederli. Incolla le specifiche vere nel prompt e chiedi di scrivere il testo usando solo quelle. È la differenza tra «scrivimi una scheda per un tagliere in rovere» e «scrivimi la scheda con questi dati: 40×30×2,5 cm, rovere massello, olio di lino alimentare».
- Rileggi solo le cifre. Prima della pubblicazione, passa il testo cercando esclusivamente numeri e unità di misura. Due minuti, e intercetta il 90% dei problemi.
- Vieta l’invenzione, per iscritto. Aggiungi al prompt: «se un dato non è tra quelli che ti ho dato, scrivi [DA VERIFICARE] invece di ipotizzarlo». I modelli rispettano questa istruzione molto meglio di quanto ci si aspetti.
Il vantaggio nascosto

C’è un effetto collaterale che vale il fastidio: per dare i numeri veri allo strumento, devi averli. E scoprire di non avere una lista pulita delle specifiche dei tuoi prodotti è, di solito, la scoperta più utile della giornata.
Chi tiene un file con misure, materiali e limiti d’uso di ogni referenza scrive schede in un terzo del tempo, risponde ai clienti in un minuto e riduce i resi. Con o senza intelligenza artificiale.
Lo strumento, qui, funziona da rilevatore: ti mostra dove i tuoi dati non esistono.
Se vuoi impostare quel file e i prompt che lo usano, scrivimi.
Fonti
- Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), articolo 4: competenze necessarie per un uso informato, inclusa la consapevolezza dei limiti dei sistemi
- Eurostat, Use of artificial intelligence in enterprises: la generazione di testo è tra gli usi più diffusi nelle imprese europee
Il funzionamento descritto vale per i modelli linguistici generativi: strumenti collegati a banche dati verificate riducono il problema, non lo eliminano.