MARCO BRUSTIA

Sul tagliere in legno o in plastica l’intuizione dice una cosa e la ricerca ne dice un’altra. L’intuizione: il legno è poroso, assorbe, quindi trattiene i batteri. La plastica si lava, quindi è più sicura.

Gli studi hanno smentito questa lettura più di trent’anni fa, e vale la pena sapere perché.

Tagliere di legno con delle verdure appena tagliate

Cosa dimostrò l’esperimento

Negli anni Novanta il microbiologo Dean Cliver, all’Università della California a Davis, mise a confronto superfici in legno e in plastica contaminate con batteri.

Coltello che taglia verdure sul tagliere

Il risultato fu opposto alle attese: sui taglieri in legno i batteri sparivano dalla superficie, mentre sulla plastica restavano recuperabili. Il legno li assorbe nella propria struttura, dove non trovano le condizioni per moltiplicarsi e progressivamente muoiono.

La capacità del legno di ridurre la carica batterica in superficie è stata poi confermata da lavori successivi pubblicati su riviste di settore, tra cui il Journal of Food Protection.

Il vero problema è il graffio

Superficie di un tagliere di plastica con i segni dei tagli

C’è un dettaglio che ribalta il confronto nell’uso reale: entrambi i materiali si graffiano, ma si comportano in modo diverso.

La plastica si incide e i solchi restano aperti: microfessure invisibili a occhio nudo che diventano rifugio per residui e batteri, e che il lavaggio non raggiunge. Un tagliere di plastica molto usato è più difficile da igienizzare di uno nuovo, e nessuno lo cambia con la frequenza con cui si consuma.

Il legno, oltre a inglobare i batteri, ha una superficie che si può ripristinare: si carteggia, si riolia, e torna nuova. È il vantaggio pratico più grande e viene sempre trascurato nei confronti.

Quello che conta più del materiale

Nessun materiale compensa un uso sbagliato. Tre regole valgono più della scelta:

  1. Taglieri diversi per carne cruda e per il resto. È la misura che riduce davvero il rischio, in legno o in plastica.
  2. Lavaggio subito dopo l’uso, con acqua calda e sapone, e asciugatura in verticale, non appoggiato.
  3. Niente lavastoviglie sul legno. Ore di acqua bollente e detergente aggressivo aprono le fibre, tolgono l’olio e spaccano il pezzo. È il modo più rapido per rovinare un buon tagliere.

La manutenzione che fa la differenza

Persona che passa l'olio su un tagliere di legno con un panno

Un tagliere in legno usato ogni giorno chiede pochi minuti ogni due o tre mesi:

Fatto questo, l’oggetto dura decenni. Ed è la ragione per cui in molte cucine professionali il legno non è mai sparito, malgrado la fama contraria.

Una nota finale che va detta: le normative sanitarie sui laboratori alimentari hanno criteri propri, e in alcuni contesti la plastica resta obbligatoria. Il confronto qui riguarda la cucina di casa.


Fonti

Le indicazioni riguardano l’uso domestico: nelle attività alimentari valgono le prescrizioni del proprio piano di autocontrollo HACCP.