MARCO BRUSTIA

L’Europa ha l’AI Act. L’Italia, in più, ha una legge sua: la legge italiana sull’intelligenza artificiale n. 132 del 23 settembre 2025, in vigore dal 10 ottobre 2025.

Non sostituisce il regolamento europeo: lo affianca e lo cala nel contesto nazionale. Per chi lavora con i clienti, il punto che pesa di più è uno solo e sta in una riga.

Incontro professionale alla scrivania con documenti e stretta di mano

L’informazione al destinatario della prestazione

La legge chiede al professionista di comunicare al destinatario della prestazione le informazioni sui sistemi di intelligenza artificiale che utilizza.

Accordo concluso con una stretta di mano in ufficio

Detto in italiano: se il progetto, la relazione, la traduzione o la campagna che consegni sono stati fatti anche con l’AI, chi li riceve ha diritto di saperlo. Non è un’etichetta da mettere in fondo al file. È un’informazione da dare, in modo chiaro, insieme alla prestazione.

E c’è il principio che regge tutto il testo: l’intelligenza artificiale è supporto, non sostituzione. Il giudizio e la responsabilità restano in capo alla persona che firma. Questo vale doppio per chi ha un albo alle spalle, ma la logica si estende a chiunque venda una prestazione professionale.

Cosa scrivere, senza trasformarlo in un cavillo

Firma su un documento cartaceo ripreso da vicino

Non serve un allegato legale. Serve una frase, nel preventivo o nella lettera d’incarico, che dica tre cose:

Una formulazione che funziona: «Nella preparazione dei contenuti utilizzo strumenti di intelligenza artificiale per la prima stesura e per l’analisi dei dati. Ogni elaborato è verificato e approvato da me prima della consegna, e resto responsabile del contenuto.»

Trenta secondi di scrittura, una volta. Poi si copia.

Anche verso chi lavora con te

La stessa logica di trasparenza vale dentro l’azienda: il datore di lavoro deve informare i dipendenti quando l’intelligenza artificiale entra nella gestione del personale.

Qui il perimetro è più delicato di quanto sembri, perché tocca strumenti che sembrano innocui: un software che ordina i curriculum, uno che assegna i turni, uno che misura i tempi di lavorazione. Se un sistema partecipa a una decisione che riguarda una persona, quella persona deve saperlo.

La mappa che ti chiederanno prima o poi

Persona che organizza foglietti adesivi su una parete per mappare un processo

Sia la legge italiana sia il regolamento europeo convergono su un adempimento che nessuno dei due chiama così: fare l’inventario.

Ricostruire quali sistemi sono già in uso, per quali finalità, quali dati trattano, chi è il fornitore, che livello di rischio hanno. Poi decidere chi controlla gli output e dove si conserva la documentazione.

Sembra il compito di un’azienda strutturata. In realtà in una piccola impresa si fa in un pomeriggio, e produce quasi sempre due sorprese: uno strumento che nessuno sapeva fosse in uso, e un altro che si paga da mesi senza che lo apra più nessuno.

Se vuoi la frase per il preventivo e uno schema di inventario da riempire, scrivimi: è materiale che uso anche io.


Fonti

Diversi aspetti operativi sono affidati a decreti attuativi: per gli obblighi di categoria, verifica le indicazioni del tuo ordine professionale.